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Il mio regno per il petrolio

La NATO si è buttata a capofitto nella guerra libica senza pensare alle conseguenze delle sue azioni. Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti pensavano di mettere Gheddafi con le spalle al muro nello spazio di qualche settimana ma si sono dovuti ricredere. Forse non avevano calcolato che i costi della guerra sarebbero divenuti insostenibili dopo solo tre mesi di guerra.

Al popolo americano, trascinato dalla follia dei suoi rappresentati a sostenere una miriade di guerre perdute in partenza, questo colpo di testa è venuto a costare fino a questo momento oltre un miliardo di dollari. Una parte del Congresso, tenuto conto delle condizioni economiche in cui versano gli Stati Uniti, ha fatto presente a Obama che, se l’aggressione alla Libia durasse dieci anni, come la guerra in Afghanistan, i costi potrebbero raggiungere la ragguardevole somma di diverse decine di miliardi di dollari. E lo ha denunciato per aver violato la War Powers Resolution, secondo il dettato della quale, prima di intervenire in Libia, avrebbe dovuto chiedere l'autorizzazione del Congresso. Domani scade il limite di tempo di 90 giorni dall’invio delle truppe. L'intervento dunque dovrà essere supportato da una dichiarazione di guerra del Congresso. Il Nobel per la pace ha replicato che questa dichiarazione non è necessaria, in quanto si era limitato a seguire una risoluzione Onu, ma i parlamentari in rivolta hanno già anticipato il loro NO alla richiesta di nuovi fondi.

Sugli altri fronti le cose non vanno meglio. Il ministro della Difesa italiano, dopo una riflessione approfondita sulle recenti batoste elettorali, ha concluso che sarebbe stato meglio non spendere tanti soldi per una guerra insensata. In Gran Bretagna, inoltre, i dipendenti del settore pubblico stanno preparando uno sciopero generale per il 30 giugno, mentre i leader militari inglese e francese hanno ribadito l’insostenibilità di un impegno prolungato in Libia con la concreta prospettiva di un fallimento. Stop The War Coalition ha fatto presente, infine, che le iniziative che proponevano soluzioni per un cessate il fuoco non sono state prese in considerazione.

I crimini commessi dai ribelli, l’indifferenza nei confronti delle vite dei civili e il mancato riconoscimento del Comitato di Liberazione confermano il sospetto che questa strana guerra sia stata motivata dalla fretta di mettere le mani sul petrolio della Libia.


Pubblicato il 18/6/2011 alle 17.51 nella rubrica economia.

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