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L'inferno che ci aspetta

Nel prossimo futuro sopravvivranno solo coloro che daranno vita a comunità autonome di agricoltori e pescatori, perché non soffriranno la fame e non dovranno cercarsi un lavoro.

Solo una persona in mala fede può affermare che in un mondo finito la crescita può andare avanti all’infinito. La diminuzione delle risorse energetiche e l’aumento della popolazione mondiale, che continua a vivere oltre le sue possibilità, determineranno, infatti, il declino inesorabile del tenore di vita di tutti. 

Purtroppo ci sono ancora leader che raccomandano la procreazione irresponsabile e la soddisfazione di bisogni indotti dalla pubblicità, che distruggono la Natura per realizzare progetti insensati, che fanno vivere i cittadini in mezzo ai rifiuti, che progettano la costruzione di centrali nucleari, che cementificano le campagne e bombardano i Paesi ricchi di petrolio. Costoro non si rendono conto che, grazie alle loro scelte infelici, ci sarà meno verde, meno acqua, meno cibo e meno spazio vitale anche per loro.

Siamo a un passo dal punto di non ritorno. La disperazione e i conflitti hanno raggiunto picchi di incredibile ferocia. E’ tempo di impostare l’economia sulla cooperazione invece che sulla competizione globale. Al centro dell’attività umana deve tornare l’uomo con i suoi bisogni. Ma, considerato che i padroni del mondo non rinsaviranno mai, tocca a noi fermare questo massacro, prima che una carestia spaventosa ci farà sparire dalla faccia della terra.

 

Pubblicato il 3/6/2011 alle 18.40 nella rubrica economia.

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