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I cattolici tedeschi lasciano la chiesa in massa


Un messaggio drammatico sta arrivando in vaticano da ogni parte del mondo: “Rinnovatevi e aprite un dialogo con i fedeli o sparirete per sempre”. Ma le gerarchie continuano a fare orecchie da mercante.

Nel 2010 oltre 180.000 cattolici tedeschi hanno chiesto di essere cancellati dal registro degli iscritti a causa degli abusi sessuali sui bambini. Negli ultimi anni in Germania, infatti, sono stati violentati centinaia di minori negli istituti gestiti dalle chiese. Già nel corso del 2009 se n’erano andati 50.000. Nell’anno in corso il trend prosegue con ritmo ancora più sostenuto. Che altro deve succedere perché gli alti papaveri si decidano a correre ai ripari?

Se mettiamo nel conto che l’anno scorso anche la chiesa protestante ha subìto una perdita di 150.000 iscritti, ci rendiamo conto della gravità della situazione. Le fughe più clamorose si sono verificate nelle diocesi più ricche e frequentate. In quelle bavaresi la diaspora ha raggiunto punte del 70%.

I vescovi non si illudono di riguadagnare la credibilità perduta. Sono convinti, infatti, che quella dei fedeli sia una protesta nei confronti di uno scandalo che reputano disgustoso.

Per i tedeschi appartenere a una confessione religiosa non è un fatto simbolico, ma ha un significato concretamente economico. Gli iscritti a una religione organizzata riconosciuta dal governo, infatti, sono tenuti a pagare una “tassa sulla chiesa”.

Pubblicato il 10/4/2011 alle 17.37 nella rubrica chiesa e religione.

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