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L'ultima carta è stata giocata

 attentato

 Rischio attentati 

 

 

 

 

 



L'attentato a Berlusconi 
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Un uomo che difende i suoi interessi in conflitto con quelli del Paese che guida deve farlo necessariamente con la violenza e l'inganno.
Ecco perché il Premier magnifica il suo consenso - calato nelle ultime settimane dal 23 al 16% - nella convinzione che il sostegno del popolo giustifica le sue leggi ad personam. Ecco perché delegittima la magistratura e attacca un giorno sì e l'altro pure la Corte Costituzionale e il Presidente della Repubblica. Ecco perché inveisce con foga contro i suoi avversari politici, dipingendoli come gentaglia il cui unico obiettivo è mettere alla gogna una persona al di sopra di ogni sospetto come lui.
Negli ultimi tempi questo atteggiamento ha creato un clima di esasperazione tra i cittadini, che si sono sentiti trascurati e presi per i fondelli.
Il cambiamento è stato percepito nella manifestazione del 13 dicembre u.s., che ha visto la partecipazione di poche centinaia di persone, almeno metà delle quali stava lì per contestare.
Quando un leader si rende conto che i suoi consensi crollano e vede allargarsi progressivamente il vuoto intorno, capisce che è arrivato alla fine della sua avventura politica e che non gli resta che giocare la carta dello sfruttamento mediatico di un finto attentato.
Fanno propendere per questa ipotesi le considerazioni che seguono.
E' stato troppo facile per "l'attentore"  travalicare la barriera dei bodyguard.
Non appena è stato colpito, il sangue sul volto del premier appariva già rappreso.
Chi prende una forte botta al viso non ha la forza di alzarsi in piedi.
Il premier è rimasto a lungo sul predellino dell'auto senza temere per la sua incolumità.
Quando è apparso in pubblico, il suo volto sembrava più insanguiato di prima, mentre i suoi abiti non erano sporchi di sangue.
Una conferma ulteriore dell'ipotesi della sceneggiata la si è avuta quando si è venuto a sapere che il suo entourage sta preparando delle leggi che vietano le manifestazioni politiche e oscurano i siti ostili alla maggioranza di governo.
Ma oramai è tardi. Nel Paese si è già instaurato un clima di rabbia e intolleranza, che nelle prossime ore si trasformerà in una fiumana inarrestabile, che travolgerà il marciume nel quale siamo stati costretti a vivere.
 

Pubblicato il 15/12/2009 alle 15.4 nella rubrica società.

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