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l'informazione vi distruggerà
26 giugno 2011
Un fallimento militare senza precedenti
Obama ha annunciato il ritiro di 33.000 soldati entro 15 mesi, giustificandolo con il fatto che i talebani erano stati sconfitti e un nuovo esercito avrebbe garantito la sicurezza dell'Afghanistan.
Queste menzogne sono servite a coprire l'ennesimo fallimento militare degli Stati Uniti. I cittadini americani, infatti, si sono lamentati a lungo per le risorse sottratte al Paese, i democratici insistono per un ritiro più rapido, i talebani controllano il territorio, i militari uccisi hanno scosso l'opinione pubblica e lo scontro di civiltà si è risolto con la sconfitta di chi lo aveva voluto.
D'altra parte i leader militari avrebbero dovuto prevedere che le loro truppe si sarebbero impantanate in un territorio immenso difeso da guerriglieri abilissimi nella tattica di sfiancare il nemico.
Con le somme spese, inoltre, per bombardare l'Afghanistan, costruire fortilizi, ambasciate e ponti e realizzare un esercito locale si poteva risolvere la crisi del debito e risparmiare la vita di migliaia di innocenti afgani.

29 maggio 2011
L'ONU condanna le violenze contro l'opposizione in Georgia

Negli ultimi tempi i governi che nascondono la loro natura autoritaria dietro la maschera di una falsa democrazia strumentale all’obiettivo di esportare il loro surplus produttivo, preso atto che il gioco è stato scoperto, reprimono con violenza le manifestazioni di protesta degli oppositori.

Qualcosa di simile è accaduto in Georgia, il cui irragionevole presidente, vedendo crescere a dismisura le manifestazioni di protesta contro il suo governo, che ha ridotto il Paese alla fame, ha ordinato di manganellare gli oppositori, provocando la morte di due manifestanti e il ferimento di altri 37.

Il ministro degli esteri russo ha espresso una dura condanna contro le autorità di Tblisi, ha descritto il comportamento della polizia come una flagrante violazione dei diritti umani, ha fatto sapere che si aspetta che anche gli Stati che sostengono il governo di Saakashvili valutino quanto è accaduto con obiettività e ha chiesto alla comunità internazionale di indagare.

Questa ha intimato al governo della Georgia di non ricorrere più all’uso della forza per reprimere le proteste pacifiche e a creare le condizioni perché il prossimo anno si possano tenere le elezioni per il rinnovo del parlamento. Il presidente georgiano ha risposto, adducendo il ridicolo pretesto che gli oppositori erano decisi a sabotare il governo, ostacolando una parata militare.

­I media russi definiscono la spaccatura nei ranghi dell’opposizione come la causa principale del mancato raggiungimento degli obiettivi perseguiti, ma si dicono sicuri che le manifestazioni continueranno fino a raggiungere il punto culminante in autunno. E hanno aggiunto che non c’è bisogno di altre prove per capire che Saakashvili ricorrerà a qualsiasi stratagemma pur di restare al potere, perché sa che l’economia e la pace dei georgiani sono state distrutte dalla sua fissazione contro la Russia.


27 maggio 2011
A che serve la NATO?

Creata per contrastare le minacce dell’Unione Sovietica, la NATO, finita la guerra fredda, non ha trovato ancora un accordo sul dove e come interferire nei Paesi che non ne fanno parte. E alcuni degli Stati membri sospettano che dietro i raid aerei in Libia ci sia l’aspirazione di Sarkozy a vendere le armi francesi all’estero e a guidare il gruppo di nazioni che, per riconquistare l’Africa, appoggiano l’obiettivo degli Stati Uniti di mandare Gheddafi in esilio.

D’altra parte l’intervento dei volontari non è servito a fermare, come pensavano gli sprovveduti, un bagno di sangue, non è riuscito a mettere i rivoltosi in condizione di abbattere il regime, ha suscitato rivolte nei Paesi che hanno partecipato all’aggressione, ha prolungato le sofferenze dei civili e ha largamente contribuito a incrementare gli sbarchi dei rifugiati nei Paesi europei.

I leader della NATO cominciano a temere che l’intervento in Libia li farà impantanare per dieci anni, come è successo in Afghanistan, sul suolo nordafricano e che i suoi costi saliranno alle stelle. Sono sempre di più, pertanto, i cittadini europei che si chiedono a che serve la NATO.


18 maggio 2011
Nord Corea e Iran si scambiano le tecnologie missilistiche

Ignorando le sanzioni dell’ONU, l’Iran e il Nord Corea si stanno scambiando le rispettive tecnologie missilistiche. Il traffico è agevolato da un Paese terzo, che si presume essere la Cina, che però si è rifiutata di collaborare e non ha rilasciato nessun commento.

Le prime preoccupazioni sulla cooperazione tra Iran e Nord Corea furono sollevate nell’ottobre 2010, quando quest’ultima esibì una nuova testata per il suo missile Nodong, che aveva un aspetto stranamente simile a quello della testata iraniana Shahab-3 triconic.

Chi ha seguito gli ultimi eventi di geopolitica sa che il Pakistan e l’Afghanistan si sono alleate con la Cina e che questa è alleata della Russia. Si rende conto facilmente, pertanto, che le Potenze asiatiche si stanno preparando a respingere l’attacco che gli Stati Uniti potrebbero sferrare contro di loro nel tentativo disperato di ritornare a esercitare il ruolo di poliziotti del mondo.

In ogni caso lo scoppio di una guerra nucleare appare sempre più probabile. Se la NATO non riuscirà, come tutto lascia credere, a piegare la resistenza della Libia e tra qualche mese la Palestina, come ha solennemente dichiarato, si proclamerà uno Stato Indipendente, agli Stati Uniti non resteranno che due strade da percorrere: rassegnarsi al suo ineluttabile declino o reagire.


17 maggio 2011
La Nato in Libia non sta vincendo

La situazione sul terreno in Libia è confusa. I media occidentali parlano di conquiste dei ribelli, mentre 150 di costoro si sono arresi e sono stati consegnati ai leader tribali. E la guerra umanitaria si sta rivelando ogni giorno di più una foglia di fico.

Si comincia a mettere in dubbio, inoltre, l’efficacia della campagna aerea della NATO. I jet da combattimento hanno fallito miseramente l’obiettivo di modificare l'esito sul terreno della campagna contro Gheddafi, tant’è vero che al colonnello è bastato impiegare aerei che volano a bassa quota per eludere la no-fly zone, bombardare i depositi di carburante di Misurata e farsi beffe della potenza militare della Nato. Questa quindi non sta affatto vincendo la guerra.

I numerosi tentativi di uccidere il leader libico sono inoltre destinati all’insuccesso, in quanto questi segue la situazione nei suoi bunker sotterranei a prova di bomba atomica.

Se le ostilità non finiranno nei prossimi due mesi, la parte meridionale del continente sarà inondata dagli immigrati. In Italia potrebbero superare le 500.000 unità. I costi della guerra, inoltre, sono così onerosi che nei Paesi che partecipano ai bombardamenti ci sono già state diverse rivolte dei cittadini che vedono ridursi giorno dopo giorno il loro tenore di vita.

L’unico modo per cambiare l’esito della lotta potrebbe essere quello di invadere la Libia. Ma i leader russi e cinesi stanno prendendo le necessarie contromisure per evitare questa eventualità.


9 maggio 2011
La NATO stima eccessivo il costo del coinvolgimento in Libia

Nonostante i bombardamenti, i jet della coalizione non sono riusciti a rompere l’assedio di Misurata. I volenterosi, pertanto, stanno valutando l’opportunità di continuare a bombardare la Libia.

­Il costo della guerra, infatti, si sta alzando rapidamente. I raid aerei della Francia, dell’Inghilterra e della Danimarca sono venuti a costare finora 16 milioni di dollari a testa. Per questi Paesi dunque il costo annuale delle operazioni belliche arriverà intorno ai 200 milioni di dollari, corrispondenti al 4% del loro bilancio militare.

L’ingerenza della coalizione nel conflitto libico ha provocato, inoltre, accese proteste davanti all’Ambasciata americana in Danimarca. I danesi hanno dimostrato la loro rabbia per essere stati costretti dagli Stati Uniti a fare una guerra inutile e costosa.

Il Parlamento danese è stato unanime nel partecipare al bombardamento della Libia. Ma adesso teme che la NATO, che è già andata ben oltre il suo mandato prendendo posizione a favore dei ribelli, possa decidere di potenziare l’offensiva.

Se la guerra infinita danneggia l’economia dei Paesi membri della NATO, questi dovrebbero cominciare a opporsi alle continue richieste degli americani di distruggere il resto del mondo. Altrimenti li seguiranno nella fossa che si sono scavati con le loro stesse mani.


7 maggio 2011
Le guerre di Sarkozy hanno ridotto in miseria i pensionati francesi


I miliardi di euro finora spesi dalla Francia per le guerre coloniali hanno determinato le proteste dei pensionati, che si sono visti ridurre il loro tenore di vita.

­I francesi avevano già mandato 20.000 soldati nelle “missioni di pace” in Libano, Kosovo ed Emirati Arabi. Oggi sono coinvolti in Libia, Costa d’Avorio e Afghanistan. Il bilancio della difesa è in continua crescita, mentre la spesa sociale è stata pesantemente tagliata. Il governo dice ai pensionati che devono stringere la cinghia, ma poi spende 30 miliardi di euro l’anno per la difesa, costringendoli a scegliere tra nutrirsi o tenere i termosifoni accesi.

L’ex premier francese Dominique de Villepin sostiene che Sarkozy avrebbe dovuto aderire alla missione di pace in Libia e Costa d’Avorio, rispettando lo spirito della risoluzione 1973. Se adesso sta pagando un duro prezzo, è perché ha voluto superare i limiti che erano stati imposti ai volenterosi.

I francesi si lamentano che hanno lavorato tutta la vita per una pensione dignitosa e che nessun politico ha chiesto loro se preferivano rinunciare allo Stato Sociale in cambio di una serie di guerre insensate.

L’avventura in Libia potrebbe avere un prezzo politico molto alto per Sarkozy. A meno di un anno dalle prossime elezioni presidenziali, i francesi stanno valutando le sue promesse di rompere con il passato e fare la riforme necessarie per il Paese.

Un giornalista di politica internazionale ha detto che, quando ha saputo dei piani per intervenire in Siria, si è chiesto se il Presidente ha preso atto che oltre i due terzi della popolazione francese è ostile alla sua politica.

1 maggio 2011
Gheddafi ha chiesto aiuto alla Russia


Nonostante i raid aerei, i sostegni militari e finanziari ai ribelli e la caccia a Gheddafi, la situazione umanitaria nella città di Misurata è diventata insostenibile. Disorganizzati e male armati, affamati e tormentati dalla sete, i ribelli, infatti, si stanno rendendo conto di non essere in grado di rovesciare Gheddafi. In migliaia, pertanto, hanno cominciato a prendere la via della fuga verso l’Italia.

Le autorità libiche hanno chiesto alla Russia di promuovere una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’ONU, per discutere dell’aggressione dei Crociati, che, in violazione della risoluzione 1973 e dei principi del diritto internazionale, colpiscono obiettivi civili e cercano di far fuori Gheddafi.

Medvedev non ha dato ancora istruzioni per la richiesta della riunione, ma da qualche tempo la Russia si comporta come il difensore più convinto della Libia.

Da parte sua Putin ha detto che i libici hanno il diritto di risolvere da soli i loro problemi e ha criticato il modo in cui i volenterosi hanno interpretato l’autorizzazione alla no-fly zone, sostenendo che la risoluzione 1973 non prevede il bombardamento delle residenze di Gheddafi.

Il Ministro degli Esteri Lavrov ha aggiunto che la Russia porrà il veto, se la prossima risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU porterà a un ulteriore inasprimento della guerra civile o addirittura all’invasione del territorio libico.

30 aprile 2011
L'inflazione negli USA porterà alla terza guerra mondiale


Gli economisti statunitensi prevedono che entro l’anno i consumatori dovranno far fronte a un rapido incremento dei prezzi delle merci, in particolare degli alimentari, dell’abbigliamento e dei carburanti. Una svalutazione del dollaro di tale portata non si verificava da decenni. I prezzi al consumo, infatti, stanno crescendo al ritmo di oltre il 10% annuo.

Questo spiega l’accanimento con cui l’Amministrazione Obama sta cercando di abbattere i regimi libico e siriano. Vogliono fermare gli investimenti della Russia e della Cina nei Paesi arabi e impedire agli stessi di inserirsi ulteriormente nel contesto mediorientale.

L’obiettivo è ambizioso, ma difficilmente raggiungibile. Il superamento dell’economia USA da parte della Cina, infatti, è una questione di mesi e lo sviluppo potenziale di questo Paese, come di quello della Russia, è smisurato, mentre il debito americano è inarrestabile e le sue industrie non hanno più mercati nei quali riversare la loro sovrapproduzione. Questa miscela estremamente infiammabile prenderà fuoco quando la disoccupazione farà ancora un balzo in avanti.

L’unica via d’uscita per gli Stati Uniti sarebbe quella di smetterla di indebitarsi, ma non avranno mai il coraggio di farlo. Aumenteranno, invece, ulteriormente il loro debito e, quando si troveranno con l’acqua alla gola, scateneranno una serie di guerre contro i loro creditori, per saldare i conti senza pagare le spese.

Quando, tuttavia, verrà il momento di aggredire Russia e Cina le loro condizioni economiche non glielo consentiranno. Saranno costretti allora a rassegnarsi alla fine del loro impero.

28 aprile 2011
La Libia si prospetta come il nuovo Vietnam







Dimostrando un’abilità superiore alle più ottimistiche previsioni, Russia e Cina si sono infilate nelle rivolte islamiche, incassando successi diplomatici e di immagine, e surclassando gli Stati Uniti nell’opera di conciliazione tra Israele e Palestina.

I due attentati al gasdotto tra Egitto, Israele e Giordania e i razzi Grad che hanno raggiunto una zona di Israele mai colpita prima hanno destato una profonda preoccupazione nei leader di Israele e Arabia Saudita. Putin li ha rassicurati che si impegnerà a mediare con Hamas, Hezbollah e l’Iran, ponendosi in tal modo come garante della futura stabilità della regione e ha promesso alla Palestina che si sarebbe sostituita agli Stati Uniti nella concessione di aiuti finanziari.

La Cina ha proposto a Karzai che avrebbe ricostruito l’Afghanistan e lo avrebbe aiutato a creare un’alleanza militare con il Pakistan, l’Iran e altri Paesi della regione, a patto che gli afgani mandino via gli americani.

Russia, Cina e altri Paesi inviano armi sofisticate e soldati professionisti in Libia e forniscono alle truppe di Gheddafi le coordinate per impedire ai volenterosi di colpire i loro obiettivi sensibili, per aiutarli a resistere ai Paesi aggressori, far calare il loro PIL e rivelare al mondo le loro vere intenzioni.

Che questo non sia una semplice ipotesi, lo dimostra il fatto che non si parla più di stanare Gheddafi, sostituirlo con un migliaio di ribelli, in gran parte infiltrati da Al-Qaeda, e invadere la Libia via terra, ma solo di risparmiare la vita dei civili che risiedono a Misurata, magari massacrando per errore quelli che vivono a Bengasi.

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