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3 maggio 2011
Abbiamo ucciso lo Yeti


Secondo quanto riportano i nostri media, Osama Bin Laden sarebbe stato rintracciato quasi per caso in una zona interna del Pakistan, mentre prendeva il sole sul terrazzo di un bilocale insieme ai suoi familiari. Sarebbe stato quindi ucciso, portato con un aereo su una nave che stazionava nel Golfo Persico e, dopo una breve cerimonia religiosa, gettato a mare!!!

Con lo stesso sistema chiunque potrebbe eliminare dalla faccia della Terra l’ultimo esemplare dell’abominevole uomo delle nevi. Sarebbe sufficiente recarsi in vacanza sull’Himalaya, mettersi sulle traccia dello yeti, sparargli alle spalle e gettare il cadavere in un precipizio.

Questo evento è l’ultimo atto della commedia inventata dalla fervida fantasia degli americani per fornire una motivazione alle loro azioni spregevoli, spacciate dai sedicenti politici di sinistra per disinteressata esportazione di democrazia. Al suo protagonista sono state addossate le colpe più nefande. Ma poi hanno dovuto ricacciarlo nell’oblio da cui lo avevano fatto emergere, quando il movimento scenico si è fatto eccessivamente lento e ripetitivo.

La verità è che la Cina ha promesso a Karzai che, se avesse cacciato via gli americani, avrebbe ricostruito l’Afghanistan e ne avrebbe fatto un suo alleato insieme con il Pakistan. Obama non aspettava altro, dal momento che gli USA stanno attraversando una crisi economica spaventosa e non hanno più la forza di continuare nella loro guerra infinita.

L’uccisione dell’ectoplasma è stata quindi solo un’azione di copertura, per consentire loro di ritirarsi velocemente dall’Afghanistan senza perdere a faccia.

A questo punto la Storia dell’America è davvero finita. Il prossimo attentato contro gli USA sarà atomico e l’unica soddisfazione che resterà a Obama sarà quella di attribuirne la responsabilità agli arabi che avranno voluto vendicare Osama.


28 aprile 2011
La Libia si prospetta come il nuovo Vietnam







Dimostrando un’abilità superiore alle più ottimistiche previsioni, Russia e Cina si sono infilate nelle rivolte islamiche, incassando successi diplomatici e di immagine, e surclassando gli Stati Uniti nell’opera di conciliazione tra Israele e Palestina.

I due attentati al gasdotto tra Egitto, Israele e Giordania e i razzi Grad che hanno raggiunto una zona di Israele mai colpita prima hanno destato una profonda preoccupazione nei leader di Israele e Arabia Saudita. Putin li ha rassicurati che si impegnerà a mediare con Hamas, Hezbollah e l’Iran, ponendosi in tal modo come garante della futura stabilità della regione e ha promesso alla Palestina che si sarebbe sostituita agli Stati Uniti nella concessione di aiuti finanziari.

La Cina ha proposto a Karzai che avrebbe ricostruito l’Afghanistan e lo avrebbe aiutato a creare un’alleanza militare con il Pakistan, l’Iran e altri Paesi della regione, a patto che gli afgani mandino via gli americani.

Russia, Cina e altri Paesi inviano armi sofisticate e soldati professionisti in Libia e forniscono alle truppe di Gheddafi le coordinate per impedire ai volenterosi di colpire i loro obiettivi sensibili, per aiutarli a resistere ai Paesi aggressori, far calare il loro PIL e rivelare al mondo le loro vere intenzioni.

Che questo non sia una semplice ipotesi, lo dimostra il fatto che non si parla più di stanare Gheddafi, sostituirlo con un migliaio di ribelli, in gran parte infiltrati da Al-Qaeda, e invadere la Libia via terra, ma solo di risparmiare la vita dei civili che risiedono a Misurata, magari massacrando per errore quelli che vivono a Bengasi.

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