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28 aprile 2011
La Libia si prospetta come il nuovo Vietnam







Dimostrando un’abilità superiore alle più ottimistiche previsioni, Russia e Cina si sono infilate nelle rivolte islamiche, incassando successi diplomatici e di immagine, e surclassando gli Stati Uniti nell’opera di conciliazione tra Israele e Palestina.

I due attentati al gasdotto tra Egitto, Israele e Giordania e i razzi Grad che hanno raggiunto una zona di Israele mai colpita prima hanno destato una profonda preoccupazione nei leader di Israele e Arabia Saudita. Putin li ha rassicurati che si impegnerà a mediare con Hamas, Hezbollah e l’Iran, ponendosi in tal modo come garante della futura stabilità della regione e ha promesso alla Palestina che si sarebbe sostituita agli Stati Uniti nella concessione di aiuti finanziari.

La Cina ha proposto a Karzai che avrebbe ricostruito l’Afghanistan e lo avrebbe aiutato a creare un’alleanza militare con il Pakistan, l’Iran e altri Paesi della regione, a patto che gli afgani mandino via gli americani.

Russia, Cina e altri Paesi inviano armi sofisticate e soldati professionisti in Libia e forniscono alle truppe di Gheddafi le coordinate per impedire ai volenterosi di colpire i loro obiettivi sensibili, per aiutarli a resistere ai Paesi aggressori, far calare il loro PIL e rivelare al mondo le loro vere intenzioni.

Che questo non sia una semplice ipotesi, lo dimostra il fatto che non si parla più di stanare Gheddafi, sostituirlo con un migliaio di ribelli, in gran parte infiltrati da Al-Qaeda, e invadere la Libia via terra, ma solo di risparmiare la vita dei civili che risiedono a Misurata, magari massacrando per errore quelli che vivono a Bengasi.

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