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8 giugno 2011
Torneremo alle monete d'oro?

Gli Stati Uniti sono in recessione economica. Incapaci di pagare i loro debiti senza stampare dollari, sono oramai avviati verso la bancarotta. Il count down è iniziato.

Per quanto riguarda l’Europa, il suo problema sta nel fatto che la banca centrale stampa oceani di euro a costo zero e li presta a interesse agli Stati membri che ne fanno richiesta.

Il governo tedesco, tuttavia, nel timore di perdere le elezioni, ha dichiarato che non presterà più soldi ai Paesi prossimi al default, come la Grecia, l’Irlanda, l’Islanda, il Portogallo, la Spagna, la Lettonia, l’Ungheria e l’Italia. Inoltre, di pari passo con l’inflazione, gli interessi dei titoli di Stato della maggioranza dei Paesi dell’eurozona sono in costante ascesa e le loro minacce di abbandonare l’euro si fanno sempre più concrete. In questa situazione stampare banconote per pagare i debiti dei Paesi membri, aumentando in tal modo il debito complessivo all’infinto, è diventato un percorso obbligato.

Alla luce di quanto sopra, considerate le condizioni disperate di quasi tutte le monete, l’ipotesi di un ritorno all’oro come mezzo di scambio, che era sembrata una favola, si sta rapidamente trasformando in una tragica realtà.

Questo è potuto accadere perché, quando l’economia cartacea fa premio su quella reale, il mercato non ha altra scelta che effettuare gli scambi in moneta sonante. E’ quindi possibile che vengano rimesse in circolazione le antiche monete d’oro e che questa iniziativa costituisca il presupposto per un ritorno alla mitica età dell’oro.

Forse il rifiuto del denaro senza valore si rivelerà la via d’uscita dalla trappola in cui si sono cacciati i globalizzatori.


1 aprile 2011
La crisi economica negli USA annuncia una nuova recessione


Se gli ultimi dati sull’economia americana saranno confermati, gli Stati Uniti affronteranno la recessione più devastante della loro Storia, anche perché i cittadini perderebbero definitivamente la fiducia nei confronti dei loro governanti. Il rischio che questo avvenga sarà assai più probabile, se nei prossimi giorni il Congresso non riuscirà a raggiungere un accordo sul progetto di legge che dovrebbe far fronte alla situazione.

L’ultima crisi portò unicamente alla sospensione dei servizi sociali e sanitari, al rinvio dei ricorsi in tribunale e alla presentazione di numerose richieste di congedi da parte degli impiegati federali. Ma questa volta potrebbe andare assai peggio. Si teme, infatti, che ne deriverà un contraccolpo alla ripresa economica e il venir meno della fiducia nel mercato.

Attualmente gli americani stanno sopportando un alto tasso di disoccupazione, una forte inflazione e una lunga crisi immobiliare. Altri sacrifici, pertanto, in particolar modo se prolungati nel tempo, potrebbero portare al cedimento dell’economia. Sarebbero sufficienti in tale ipotesi due settimane di difficoltà per rendere la situazione irrimediabile.

I parlamentari stanno litigando sul modo migliore di risparmiare denaro e ridurre il debito. I repubblicani sono favorevoli a tagli massicci, mentre i democratici pensano sia meglio non infierire sulla spesa. L’accordo è comunque lontano dall’essere raggiunto.

Se non si arriverà a questo accordo, gli USA potrebbero attraversare tempi duri proprio mentre è iniziata la guerra in Libia, sono ancora in corso quelle in Afghanistan, Iraq e Pakistan e il mondo è vittima di numerose catastrofi.

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