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8 giugno 2011
Torneremo alle monete d'oro?

Gli Stati Uniti sono in recessione economica. Incapaci di pagare i loro debiti senza stampare dollari, sono oramai avviati verso la bancarotta. Il count down è iniziato.

Per quanto riguarda l’Europa, il suo problema sta nel fatto che la banca centrale stampa oceani di euro a costo zero e li presta a interesse agli Stati membri che ne fanno richiesta.

Il governo tedesco, tuttavia, nel timore di perdere le elezioni, ha dichiarato che non presterà più soldi ai Paesi prossimi al default, come la Grecia, l’Irlanda, l’Islanda, il Portogallo, la Spagna, la Lettonia, l’Ungheria e l’Italia. Inoltre, di pari passo con l’inflazione, gli interessi dei titoli di Stato della maggioranza dei Paesi dell’eurozona sono in costante ascesa e le loro minacce di abbandonare l’euro si fanno sempre più concrete. In questa situazione stampare banconote per pagare i debiti dei Paesi membri, aumentando in tal modo il debito complessivo all’infinto, è diventato un percorso obbligato.

Alla luce di quanto sopra, considerate le condizioni disperate di quasi tutte le monete, l’ipotesi di un ritorno all’oro come mezzo di scambio, che era sembrata una favola, si sta rapidamente trasformando in una tragica realtà.

Questo è potuto accadere perché, quando l’economia cartacea fa premio su quella reale, il mercato non ha altra scelta che effettuare gli scambi in moneta sonante. E’ quindi possibile che vengano rimesse in circolazione le antiche monete d’oro e che questa iniziativa costituisca il presupposto per un ritorno alla mitica età dell’oro.

Forse il rifiuto del denaro senza valore si rivelerà la via d’uscita dalla trappola in cui si sono cacciati i globalizzatori.


5 maggio 2011
Il Portogallo cadrà nella trappola dei burocrati europei



I 78 milioni di euro che il Portogallo otterrà dall’Europa non serviranno a salvare la sua economia, ma solo a far cadere un altro Paese nella trappola dei burocrati europei.

­L’opposizione dice che sosterrà il piano di salvataggio. La sua approvazione è cruciale per garantire che la EU inizi le trattative sul prestito.

Il Portogallo è il terzo Paese membro dell’eurozona a richiedere il salvataggio delle sue finanze. Il primo Ministro ad interim ha assicurato che i tagli alla spesa pubblica non saranno troppo pesanti, ma i portoghesi temono che in seguito saranno richieste altre misure di austerità.

Diversi economisti pensano che il Portogallo dovrebbe dichiarare la bancarotta, lasciare l’eurozona per qualche tempo e poi tornare di nuovo nel suo ambito. Un Paese con un debito incolmabile, infatti, che continua a fare debiti non riuscirà mai a risolvere il problema. Ovviamente i burocrati europei si affretteranno a suggerire al governo portoghese quale politica deve seguire per essere in grado di ripagare il debito alla scadenza, percorrendo un altro tratto del cammino che porta a un Super Stato dove i burocrati sono più potenti dei Paesi membri.


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