L'Europa si sta affrancando dalla religione. L'Italia ancora no
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Se Dio esistesse, ci aspetteremmo che coloro che credono in lui ne ricavassero dei benefici. E invece la sensazione di un Dio che ci protegge è correlata a insormontabili difficoltà sociali. Più alta, infatti, è la percentuale dei credenti, ovvero delle persone che si possono plagiare con estrema semplicità, è più alto è il tasso di omicidi, malattie infettive, mortalità infantile e di gravidanze e aborti delle minorenni.
La chiesa dice che la religione è un bene per l’umanità, perché induce i disperati a organizzare la loro vita sul modello delle favole religiose e così facendo finisce per migliorare la società, ma poi non sa dare una spiegazione al motivo per cui nei Paesi evoluti la società funziona alla perfezione nonostante la mancanza di questo modello.
Svezia, Norvegia, Islanda, Nuova Zelanda, Australia, Canada, Svizzera, Belgio, Giappone, Olanda, Danimarca, Germania, Francia e Regno Unito sono tra i Paesi meno religiosi della Terra. Secondo il Rapporto dell’ONU sullo Sviluppo Umano sono anche quelli i cui cittadini hanno un’aspettativa di vita più lunga, sono colti, godono di un discreto benessere, hanno raggiunto la piena parità tra i sessi e mostrano una grande disponibilità ad aiutare chi vive nel bisogno. I cittadini dei Paesi sottosviluppati, invece, vivono nell’ossessione della religione, sono incapaci di sostenere un ragionamento logico e di osservare la realtà con senso critico, superstiziosi, ignoranti, maleducati, ipocriti e disonesti.
Nel novero di questi Paesi è finita anche l’Italia, da quando i suoi governanti, per non perdere il potere, hanno cominciato a inseguire il “voto cattolico”, offrendo in cambio alla chiesa una parte sempre più rilevante della ricchezza nazionale, accedendo alle sue richieste di denaro, privilegi e potere e accettando supinamente la sua pretesa di ingerirsi negli affari dello Stato e nella privacy dei cittadini.
alessandro capece
| inviato da
1870 il 1/9/2010 alle 20:13 | |