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l'informazione vi distruggerà
30 giugno 2011
Prepariamoci all'alternativa

Un tempo l’alternativa era tra un partito e l’altro. Oggi i parlamentari sono passati tutti dalla parte dei liberisti, accecati come questi dall’illusione della crescita infinita.

Sono stati proprio la politica e il liberismo ad affondare il Paese negli abissi della disperazione, dei debiti senza limiti, dell’inquinamento ambientale, di una società sempre più vecchia, sfiduciata e rassegnata al suo destino. E adesso pretendono ancora una volta che i cittadini ridotti alla fame tolgano loro le castagne dal fuoco, pagando tasse incredibili e illegittime.

Dopo aver tartassato, oppresso, mortificato, disdegnato il cittadino, l’elettore, il contribuente, hanno ancora il coraggio di chiedergli di sacrificarsi per il bene comune, del quale non si sono mai curati.

E’ arrivato il tempo di lasciare la strada del liberismo, di rigettare il dogma della crescita infinita, di ridurre gli sprechi, di prendere una posizione netta a favore delle energie rinnovabili, di cancellare la precarietà, di dare il dovuto rilievo alla cultura e al tempo libero e di attuare la Costituzione.

Ma prima dobbiamo liberarci dei politici che ci hanno tradito, rifiutandoci di votare e stroncando le loro velleità con la rivolta fiscale.


29 giugno 2011
Convochiamo gli Stati Generali dei Beni Comuni

I Coordinamenti Nazionali per l’acqua e il nucleare dovrebbero scegliere la Val di Susa come sede nazionale per la stesura di un Manifesto dei Beni Comuni e lottare senza tregua per la sua realizzazione, in quanto, finché resteremo divisi, non riusciremo a imporne il rispetto ai privati che pretendono di gestirli.

Accorriamo tutti quindi a fare resistenza contro la TAV, perché questo territorio non sia stravolto dai soliti interessi privati. Non dobbiamo cedere su questo obiettivo, se vogliamo conseguirne altri.

I beni comuni per i quali ci dobbiamo battere sono l’acqua e l’aria incontaminati, i servizi pubblici e le energie rinnovabili, la salute e l’istruzione, il territorio e l’ecosistema, il lavoro, la casa e l’alimentazione, il tempo libero e le relazioni sociali.

Lo strumento per costruire un modello di sviluppo alternativo a quello presente - capace solo di produrre crisi economiche senza fine, immondizia, inquinamento, corruzione, individualismo, egoismo, precarietà, miseria, disperazione e profitto - è la partecipazione democratica, che va comunque riorganizzata per conseguire il massimo profitto.

Mettiamo quindi da parte la partitocrazia e facciamo della Val di Susa il presidio nazionale della democrazia diretta. L’impatto mediatico sugli italiani avrà effetti imprevedibili e la barricata che erigeremo non potrà essere abbattuta dai politici opportunisti.


26 giugno 2011
Un fallimento militare senza precedenti
Obama ha annunciato il ritiro di 33.000 soldati entro 15 mesi, giustificandolo con il fatto che i talebani erano stati sconfitti e un nuovo esercito avrebbe garantito la sicurezza dell'Afghanistan.
Queste menzogne sono servite a coprire l'ennesimo fallimento militare degli Stati Uniti. I cittadini americani, infatti, si sono lamentati a lungo per le risorse sottratte al Paese, i democratici insistono per un ritiro più rapido, i talebani controllano il territorio, i militari uccisi hanno scosso l'opinione pubblica e lo scontro di civiltà si è risolto con la sconfitta di chi lo aveva voluto.
D'altra parte i leader militari avrebbero dovuto prevedere che le loro truppe si sarebbero impantanate in un territorio immenso difeso da guerriglieri abilissimi nella tattica di sfiancare il nemico.
Con le somme spese, inoltre, per bombardare l'Afghanistan, costruire fortilizi, ambasciate e ponti e realizzare un esercito locale si poteva risolvere la crisi del debito e risparmiare la vita di migliaia di innocenti afgani.

24 giugno 2011
Il massacro sociale è inaccettabile

Tre anni fa i governi europei, per salvare dal fallimento le banche occidentali, hanno imposto ai lavoratori sacrifici ai quali non erano tenuti. Conseguentemente i profitti dei banchieri sono aumentati vertiginosamente, mentre il reddito medio nei Paesi membri della UE è letteralmente crollato.

Ciononostante, nessuno di questi governi ha mosso un dito per aiutarci a uscire dal baratro in cui ci hanno spinto i neo liberisti. Anzi, per incrementare le loro rendite, hanno reso inefficiente lo Stato Sociale, ci hanno tolto i diritti acquisiti dopo decenni di lotte sindacali e, per trasformarci in sudditi dei funzionari di Bruxelles, hanno subdolamente distrutto l’interesse dei cittadini nei confronti della gestione della cosa pubblica.

La società civile ha messo in evidenza l’inganno della democrazia rappresentativa e ha ripudiato l’insipienza, la demagogia e il razzismo dei partiti che formano la maggioranza. Il prossimo passo deve essere l’abbattimento del potere degli avvoltoi che, blaterando sui presunti vantaggi del mercato senza regole, hanno massacrato l’uomo e la natura. Rifiutiamoci, pertanto, di pagare il debito, come hanno fatto gli islandesi e come si accingono a fare i greci e gli spagnoli, perché solo da questa iniziativa coraggiosa può partire la controffensiva democratica dei popoli d’Europa.


21 giugno 2011
La simbiosi tra economia, ecologia ed equità

Lo sviluppo legato esclusivamente alla crescita economica ha portato al collasso l’economia mondiale, perché i neo liberisti, accecati dalla frenesia di accrescere all’infinito i loro profitti, si rifiutano di ammettere che l’economia deve interagire con le risorse della società e dell’ambiente in cui opera.

Fortunatamente i sociologi e gli ambientalisti hanno capito che lo sviluppo si può considerare sostenibile solo quando riesce a soddisfare i bisogni sociali, oltre che materiali, della comunità e tiene conto delle peculiarità ambientali, preservando nello stesso tempo la possibilità per le generazioni future di ritrovarsi in un mondo più solidale e meno inquinato. La crescita economica, infatti, è un incessante processo di armonizzazione tra economia, ambiente e società in mancanza del quale questa si disgrega e l’ambiente diventa invivibile.

Per sostenibilità economica si intende la capacità di generare reddito e lavoro, combinando efficacemente tra loro le risorse idonee a valorizzare i prodotti e dei servizi del territorio. Per sostenibilità ambientale si intende la capacità di tutelare, utilizzare e rinnovare le risorse dello stesso territorio. Per sostenibilità sociale si intende la capacità di garantire sicurezza, salute e istruzione per tutti.

Insomma le dinamiche economiche non possono essere lasciate in balia degli eventi, ma devono tener conto delle esigenze sociali e ambientali. Infatti, se l’equità sociale e l’equilibrio ambientale non vengono visti come elementi da indirizzare verso il conseguimento di un fine comune, si arriva, gradualmente ma ineluttabilmente, alla distruzione dell’ecosistema e allo sfascio della società.

I cittadini hanno cominciato ad aprire gli occhi, tanto è vero che l’interesse nei confronti di questa tematica è cresciuto e i comportamenti individuali stanno mutando con una certa rapidità. Quello che fa paura è, invece, l’atteggiamento dei leader politici, che prendono coscienza dei problemi solo quando vedono traballare pericolosamente la loro poltrona.


20 giugno 2011
La chiesa cattolica è la lobby di potere dei pedofili

E’ inammissibile che una società avanzata come la nostra consenta ancora a chi occupa gran parte del proprio tempo a stuprare bambini, corrompere i loro genitori e spacciare droga di atteggiarsi a integerrimi depositari della morale, mentre gli integralisti, accecati dalla loro irrazionalità, persistono comunque nel giudicare quei comportamenti irreprensibili e i voltagabbana della politica recepiscono senza problemi le loro verità indiscusse nelle leggi dello Stato.

Da tempo la società civile ha smascherato i pedofili fustigatori di costumi. Ciononostante le gerarchie ecclesiastiche continuano imperterrite a coprire i loro abusi, anche dopo che la chiesa ha cominciato ad ammettere parzialmente i suoi difetti e ha dichiarato di essere interessata alla soluzione del problema. E’ chiaro, tuttavia, che, invece di aiutare le vittime, questa mira unicamente a mantenere il segreto, a evitare lo scandalo, a proteggere la sua reputazione e a salvaguardare i suoi privilegi. Si sa, infatti, di numerosi esempi di preti notoriamente pedofili ai quali, pur essendo a conoscenza del fatto che avevano abusato di decine di bambini per decenni, era stato permesso di continuare a perpetrare i loro crimini senza che fossero puniti.

E’ rivoltante che la chiesa cattolica abbia potuto tollerare questo crimine mostruoso in ogni parte del mondo e che continui a farlo. La società civile non le deve consentire mai più di sputare sentenze sui temi etici. E se essa persisterà in questo atteggiamento, che è riduttivo definire ripugnante, dovrà farsi carico di informare costantemente l’opinione pubblica sulla questione della pedofilia clericale, fino a quando i preti non saranno costretti a pagare la giusta punizione.


18 giugno 2011
Il mio regno per il petrolio

La NATO si è buttata a capofitto nella guerra libica senza pensare alle conseguenze delle sue azioni. Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti pensavano di mettere Gheddafi con le spalle al muro nello spazio di qualche settimana ma si sono dovuti ricredere. Forse non avevano calcolato che i costi della guerra sarebbero divenuti insostenibili dopo solo tre mesi di guerra.

Al popolo americano, trascinato dalla follia dei suoi rappresentati a sostenere una miriade di guerre perdute in partenza, questo colpo di testa è venuto a costare fino a questo momento oltre un miliardo di dollari. Una parte del Congresso, tenuto conto delle condizioni economiche in cui versano gli Stati Uniti, ha fatto presente a Obama che, se l’aggressione alla Libia durasse dieci anni, come la guerra in Afghanistan, i costi potrebbero raggiungere la ragguardevole somma di diverse decine di miliardi di dollari. E lo ha denunciato per aver violato la War Powers Resolution, secondo il dettato della quale, prima di intervenire in Libia, avrebbe dovuto chiedere l'autorizzazione del Congresso. Domani scade il limite di tempo di 90 giorni dall’invio delle truppe. L'intervento dunque dovrà essere supportato da una dichiarazione di guerra del Congresso. Il Nobel per la pace ha replicato che questa dichiarazione non è necessaria, in quanto si era limitato a seguire una risoluzione Onu, ma i parlamentari in rivolta hanno già anticipato il loro NO alla richiesta di nuovi fondi.

Sugli altri fronti le cose non vanno meglio. Il ministro della Difesa italiano, dopo una riflessione approfondita sulle recenti batoste elettorali, ha concluso che sarebbe stato meglio non spendere tanti soldi per una guerra insensata. In Gran Bretagna, inoltre, i dipendenti del settore pubblico stanno preparando uno sciopero generale per il 30 giugno, mentre i leader militari inglese e francese hanno ribadito l’insostenibilità di un impegno prolungato in Libia con la concreta prospettiva di un fallimento. Stop The War Coalition ha fatto presente, infine, che le iniziative che proponevano soluzioni per un cessate il fuoco non sono state prese in considerazione.

I crimini commessi dai ribelli, l’indifferenza nei confronti delle vite dei civili e il mancato riconoscimento del Comitato di Liberazione confermano il sospetto che questa strana guerra sia stata motivata dalla fretta di mettere le mani sul petrolio della Libia.


17 giugno 2011
Il referendum sul voto di preferenza

La società civile non si è adagiata sugli allori. Lunedì 20 giugno partirà la raccolta delle firme per ripristinare il voto di preferenza e gli italiani faranno un altro passo avanti per liberarsi dalle grinfie dei politici.

Nei giorni scorsi gli esponenti più beceri della destra hanno insultato pesantemente i precari e i dipendenti della Pubblica Amministrazione, gettando le basi della loro prossima sconfitta.

La società occidentale cambia sempre più in fretta. Giorno dopo giorno aumenta il numero degli immigrati, che rivendicano il loro diritto di beneficiare di una quota di benessere, insieme al disprezzo nei confronti dei neo liberisti, dei corrotti e dei bugiardi mediatici, mentre l’insofferenza per le spese militari, i costi proibitivi della politica e il consumismo scriteriato, che disperde il risparmio dei poveri e incrementa a dismisura gli introiti dei produttori, ha raggiunto il punto di non ritorno.

I cittadini hanno capito che l’unica forma valida di democrazia è quella diretta. Inciuci e false promesse non fanno più presa sui telespettatori. La società civile li travolgerà comunque.

In questo contesto, se vuole recuperare i suoi elettori, la sinistra si deve muovere sul terreno delle questioni sociali, adoperando un linguaggio concreto e vibrante.


16 giugno 2011
L'opposizione al testamento biologico è strumentale

Gli integralisti motivano la loro insensata opposizione al testamento biologico con il timore che qualcuno possa essere convinto a morire!

Attualmente il malato terminale che vuole decidere sul suo fine vita deve chiedere a un parente o a un amico o a un medico di aiutarlo a morire in un modo non previsto dalla legge o recarsi all’estero.

Diversi Paesi hanno risolto questo problema, consentendo ai medici di considerare con attenzione le richieste, sottoscritte quando erano ancora in vita, da persone in grado di intendere e di volere. Questo atteggiamento non solo ha reso possibile la scelta di morire senza sofferenze inutili, ma ha pure fornito una protezione a chi non intende essere costretto alla scelta di morire.

In Svizzera sono tante le persone che accompagnano i loro cari presso le sedi di Dignitas, per aiutarli a non fare una fine straziante senza l’assistenza di un medico.

E’ assurdo che i nostri parlamentari non abbiano ancora emanato una legge sul testamento biologico che segua le indicazioni del parlamento europeo. Non si sono ancora resi conto che non è più tempo di compromessi. La società civile ha dimostrato di essere in grado di governarsi da sola. Se faranno passare, pertanto, una legge non conforme alla volontà della stragrande maggioranza dei cittadini, avranno accesso la miccia che porterà alla deflagrazione finale.


14 giugno 2011
E adesso abroghiamo la casta

Finalmente abbiamo preso coscienza della nostra sovranità. Abbiamo capito che gli intermediari pensano solo ai loro squallidi interessi e che, se conquistiamo gli strumenti della democrazia diretta, possiamo fare a meno di loro.

Oggi abbiamo soppresso il nucleare, la gestione privata dell’acqua e i privilegi della casta. Domani sopprimeremo i partiti, che ci spremono come limoni e non si curano delle nostre esigenze.

In questa fase della guerra di liberazione dalle catene del potere la società civile non può assumersi altro compito che quello di compattare gli innumerevoli Movimenti che si sono spesi per il successo dei referendum. E il suo obiettivo non può essere che quello di imporre alle segreterie dei partiti - accecate dall’avidità di denaro nonché sclerotizzate dallo sforzo incessante di arrivare a compromessi funzionali ai loro egoismi – la realizzazione del suo intento di tornare a perseguire il bene comune.

A settembre dobbiamo riprendere la nostra lotta per abolire il quorum e istituire il referendum propositivo. Questi strumenti, infatti, ci sono indispensabili per ottenere il ritorno al proporzionale e al voto di preferenza, l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, il ritiro delle nostre truppe da tutti i fronti di guerra e la realizzazione dei diritti civili.


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